Riepilogando: tutto sul download dei film online ed anche qualcosa di più

Il download legale dei film sull’iTunes Music Store è finalmente arrivato, tanto che il famoso servizio della Apple ha tolto quel “Music” (di cui è leader di mercato) ed oggi, alla sua settima versione, si chiama semplicemente iTunes Store.

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Lo ha presentato il 12 settembre in diretta online Steve Jobs accompagnato, come quando vennero messi in vendita i primi show televisivi, da Robert Iger, il nuovo (ormai relativamente) CEO della casa di topolino che ha saputo riavvicinare l’azienda da lui diretta alle due “invenzioni” fondate e guidate (la Pixar in realtà è una creatura di Lasseter, ma non complichiamo il discorso) da Jobs, la Apple e la Pixar, fino al punto di fare del CEO Apple il maggior azionista della Disney stessa.

La presentazione, carica come non mai di aspettative, è stata seguita con attenzione maniacale dagli appassionati (e non solo) del mondo della mela ed ha, come era prevedibile, in parte deluso i sogni di chi, come me, voleva tutto e subito.

Ma riflettendo a mente fredda la delusione riguarda solo l’impossibilità di correre ad acquistare immediatamente l’oggetto dei desideri, ovvero quella fantomatica iTV (un nome non definitivo) che Jobs si è limitato ad annunciare, andando contro alla tradizione che vuole i prodotti Apple immediatamente disponibili per lacquisto al momento della presentazione.

Un apparecchio che va ben oltre la semplice possibilità di “vedere i film scaricati dalliTunes Store sul televisore”, perché potenzialmente è il tanto atteso anello di congiunzione tra la rete -e i servizi che in questi anni vi sono stati sviluppati- e il più diffuso e potente (ma stupido) elettrodomestico presente in quantità in ogni casa, la televisione. E cè da star sicuri che anche se avrà i suoi bei vincoli non sarà l’ennesimo “set-top-box” nato già vecchio che cercano di rifilarci, ma un prodotto all’avanguardia e al 99% molto più semplice da usare, e quindi vicino al pubblico televisivo, del Media Center del concorrente di sempre.

Quindi, ormai, il computer (Mac e anche il PC se si ha iTunes) è connesso alla TV (per Variety l’iTV è un prodotto che mette la Apple al centro della casa digitale) e dall’altra parte trova, oltre ai contenuti disponibili in rete e convertibili in formati compatibili (a cominciare da quelli di YouTube), uno store che ha la leadership assoluta sul mercato musicale e, nonostante l’iniziale distanza “tattica” delle Major non Disney, ha tutte le carte in regola per diventare il principale canale per la distribuzione di contenuti televisivi (e qui è già un pezzo avanti) e cinematografici on demand.

Questo non vuol dire che la Apple ha cambiato la televisione per sempre, almeno “non adesso e forse mai”, come scrive Paul Boutin su Slate. Ma da italiano, abituato a confrontarmi con un’offerta di servizi via satellite che ha acquistato un minimo di dignità solo dalla passata stagione (leggasi MySky, con tutti i suoi limiti e problemi iniziali, ed ora l’alta definizione) e via cavo risibile per i limiti dei deprecabili set-top-box che ci vorrebbero far affiancare al televisore, spero vivamente che questa scatoletta Apple arrivi anche da noi il prima possibile.

Perché, come accennavo più sopra, il computer è già una cabina di regia in grado di ricevere, registrare e convertire ogni tipo di contenuto video (connettere un ricevitore TV o digitale terrestre è ormai questione di pochi euro) distribuito via etere o via cavo e quindi, una volta facilitata la connessione alla TV, non ha niente da invidiare al TiVo che per Boutin (e magari per ogni americano che lo ha) è superiore al prodotto Apple (ma che da noi… non cè) ma in più offre l’accesso a tutto quello che attraverso il computer si può trovare.

E’ vero, la risoluzione di quanto si può videoregistrare col PC e dei contenuti venduti da Apple non è minimamente confrontabile con quella dellalta definizione ed anche con quella del DVD ci sarà ancora qualche differenza (non così apprezzabile, a leggere qui), ma guardiamoci alla massima risoluzione nelle palle degli occhi: quanta televisione merita l’HD e quanti film, visto poi che sono molti di più quelli abituati a guardarli “ripresi da una telecamera in sala” che sui DVD messi in vendita qualche mese dopo luscita del film? E comunque, il problema della risoluzione è solo una questione “di tempo”, al limite compreremo due generazioni di file digitali, evitando la seconda generazione di supporti fisici.

Dopo tutta questa indigestione di hardware facciamo qualche considerazione sul software, ovvero sia su iTunes che, in generale, sulla vendita online dei film. In molti hanno provato a vendere la musica online prima, durante e dopo l’iTunes Music Store. E personalmente, per quanto oggi sia soddisfatto del servizio Apple, mi auguro che qualche altro attore del mercato riesca altrettanto bene nel fargli concorrenza.

Il punto di forza dello store Apple è, come per tutte le cose della casa di Cupertino, si l’aver prodotto un iPood (mi è scappato sbagliato, lo so, ma lo lascio così in onore di queste geniali magliette) talmente bello da essere un oggetto di culto, ma soprattutto l’aver saputo realizzare l’esperienza dacquisto perfetta per la musica nell’era digitale. Inserendo l’acquisto allinterno di un’applicazione che si è innanzitutto rodata e diffusa come strumento per la gestione della musica in digitale e non affidandolo a macchinose procedure esterne e installazioni di software ad hoc.

E’ il sistema che funziona e il software ne è il cuore (mentre scrivo vengo confortato anche dagli analisti:-)). Basta quindi sfogliare (video qui sotto) il catalogo dei film per ora disponibili nell’iTunes Store USA per rendersi conto, partendo da un dettaglio, che quando il disegno dellesperienza dell’utente è al centro dell’attenzione di un servizio, difficilmente questo può fallire.

Certo lungo la strada ci sono state molte più difficoltà che nel caso della musica, non ultima la forte resistenza delle Major che forse nascondono dietro la storia del prezzo anche la, in fondo giusta, volontà di non cedere di fronte a chi, avendo una posizione dominante nella musica (e nella distribuzione di show televisivi) rischia di avere un potere contrattuale troppo forte sul nuovo canale di distribuzione dei film, destinato comunque a soppiantare quello redditizio dei DVD.

A questo punto può essere letta in quest’ottica anche il rapidissimo supporto dato dalle Major ai tanti servizi alternativi per il download dei film negli ultimi mesi. Una disponibilità che stranamente si è manifestata solo dopo che l’iTunes Music Store ha cominciato a vendere gli show televisivi, dimostrando che la tecnologia e il mercato erano pronti a recepire anche i film. Servizi come Cinemanow e Movielink esistevano infatti da molto tempo, ma non erano mai arrivati alla distribuzione di titoli di prima mano, nella finestra DVD per intenderci, un’apertura che cè stata solo negli ultimi mesi.

E quindi adesso Apple arriva ultima rispetto agli storici Cinemanow e Movielink, Guba e dell’appena lanciato (con non poche critiche e limitazioni) analogo servizio di Amazon.

Ma, in fondo, la Apple non era arrivata prima nemmeno nella corsa alla vendita online della musica. Anzi prima di lei erano stati tanti gli e-commerce a provarci e qualcuno aveva anche delle tecnologie già pronte per vendere-e-masterizzare (ricordo un fantomatico Liquid Audio che faceva sognare già molto prima delluscita dell’iPod) eppure ha sbaragliato la concorrenza proprio grazie ad un servizio perfettamente integrato con le nuove abitudini di consumo della musica, è il sistema che funziona e, ad occhio e croce, tutti gli altri sistemi di vendita online dei film (coraggiosi italiani compresi), sono come quelli utilizzati per la musica prima dell’iTunes Music Store.

Il sistema Apple quindi, con tutti i difetti che può avere e che sicuramente ha per chi lo confronta con quanto può ottenere con la pirateria, è quello più integrato e più vicino al consumatore. Inoltre ha già una solida diffusione fuori dagli USA ed è l’unico, tra questi sistemi, a funzionare anche con il Mac :-)

Nonostante lo scetticismo di molti credo quindi (e lo spero come consumatore) che la Apple vincerà anche nella distribuzione online di film, il vero video-on-demand, così come spero che lalternativa al suo servizio non siano decine o centinaia di servizi male organizzati, malamente gestiti o, peggio ancora, imposti da qualche monopolista della connettività che vuole per forza venderci il triple o quad-play, ma la risposta di un emergente (YouTube?) o di un consolidato (Google, Microsoft?) attore del mercato, che realizzi però un servizio altrettanto valido.

Mentre continueranno ad esserci le sale cinematografiche e la TV, lasciamo a questi signori l’opportunità di offrirci un servizio on demand come si deve, ipotizzando un futuro prossimo in cui i prodotti video professionali viaggeranno attraverso il computer verso la televisione e i dispositivi portatili (sul PC, a parte casi particolari, è più adatto il cortometraggio) e un futuro non così tanto remoto in cui la creatività dal basso, forse, reinventerà davvero l’intrattenimento audiovisivo.

Tutto questo mentre nasce il partito dei pirati tedesco, eMusic sbarca in Europa, eDonkey chiude e qualcuno ha già crackato il DRM di iTunes 7.

Originariamente pubblicato su NextScreen.

Info su Davide Dellacasa

Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
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